La scultura tra purezza e opposizione
L’opera di Tagliazucchi non può essere nettamente circoscritta né definita. Al massimo si può tentare di avvicinarsi alla sua scultura attraverso contrasti e forze che sembrano opporsi.
«Non c’è monotonia e non c’è silenzio della materia.»
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L’opera di Tagliazucchi non può essere nettamente circoscritta né definita. Al massimo si può tentare di avvicinarsi alla sua scultura attraverso un insieme di contrasti e considerando forze e tecniche che sembrano opporsi.
Ciò che colpisce per primo lo sguardo e suscita interesse è il sottile gioco tra una ricerca di purezza e semplicità e la ferma volontà di rompere con un trattamento troppo accademico e «armonioso» della materia.
La purezza essenziale dello stile di Tagliazucchi risiede sia nelle forme spoglie che impiega, sia nell’estrema cura che dedica al marmo, il suo materiale privilegiato, spesso scelto bianco e sottoposto a una lunga lucidatura fino a diventare perfettamente liscio e traslucido sotto l’effetto della luce.
Liscia al tatto, neutra nel colore e compatta nella forma, questa scultura non è tuttavia né muta né insignificante. Non c’è monotonia e non c’è silenzio della materia.
Pur restando discreto e misurato, Tagliazucchi sa far parlare la pietra e metterla in movimento, senza mai limitare l’opera a se stessa ma integrandola sempre nel suo ambiente.
Non acquistano forse «Jeu d’enfants» e «Le Ménestrel» il loro pieno significato nello spazio in cui si dispiegano?
L’armonia lineare delle sue opere è sempre ravvivata, animata e resa dinamica da una rottura che forma un angolo — come in «La Maternité» —, da un’incisione o da un colpo di scalpello — come in «Le Signe grec» e «Le Joueur de rugby» — che interrompe il silenzio di concezioni altrimenti molto uniformi.
In Tagliazucchi la morbidezza non conduce mai all’informe e la serenità della scultura non è mai segno di una facile compiacenza.
Al contrario, nonostante la delicatezza del suo rapporto con la materia, egli sa darle vita e movimento intensi. Sa anche creare una scultura fortemente sessuata che, pur rimanendo dolce e calma, è animata da un ritmo profondo e marcato — «La Danseuse».
I contrasti che attraversano questo insieme di opere riflettono un universo interiore in pieno fermento e un intenso desiderio di comunicazione. Senza essere propriamente figurativa, la sua scultura non è neppure puramente astratta.
Egli sfugge tuttavia a ogni volontà di diffondere una concezione meramente «estetica» dell’arte e cerca un livello di significato meno immediato.
In definitiva, l’arte di Tagliazucchi non può essere definita da un punto di vista puramente intellettuale. Per essere percepita in tutta la sua ricchezza richiede un coinvolgimento totale, insieme cerebrale e sensibile.
Bernadette BoustanyConservatrice, Musée de Saint-Maur — 1984